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Col modello made in Italy la sincope si cura meglio

Comunicato stampa, 6 Febbraio 2013

Si stanno moltiplicando in tutte le regioni le Syncope Unit, strutture interdisciplinari d’avanguardia per trattare i tanti pazienti colpiti da improvvise perdite di coscienza.

Bologna -– Si chiamano Unità Sincope (Syncope Unit), un nuovo modello tutto italiano di strutture multidisciplinari ospedaliere ideato per la diagnosi e la cura delle improvvise perdite di coscienza, fenomeno frequente quanto rischioso.  Erano 21 strutture certificate nel 2009, sono salite a 47 nel 2011 e nel 2013 sono già 71, sparse ormai quasi in tutta Italia. Niente di simile a livello internazionale.

L’inedito scenario è stato presentato in questi giorni a Bologna durante il Congresso per il decennale del Gruppo Italiano Multidisciplinare per lo studio della Sincope (GIMSI), l’Associazione cui si deve la costituzione della rete, opera in continuo divenire grazie anche all’impegno personale del presidente, il geriatra Giulio Masotti, e del suoi molti collaboratori.


L’Associazione è nata nel 2002 su iniziativa di un gruppo di specialisti delle principali Società scientifiche: cardiologi, geriatri, internisti, medici d’urgenza e neurologi convinti della necessità di dare risposta corale a una casistica frequente, che ha per lo più esito benigno, ma che può rivelarsi fatale soprattutto se legata a gravi patologie cardiache. Nei Pronto Soccorso questo genere di pazienti oscilla tra l’1 e il 3% di tutti gli accessi.

Il fenomeno è come noto associato ad alterazioni della circolazione cerebrale (ridotta frequenza cardiaca o cali di pressione), da indagare tuttavia sotto vari possibili profili. Il nuovo approccio ha consentito di aumentare le diagnosi ottenendo significativi successi, sia in termini di vite salvate, sia per i risparmi di cui hanno beneficiato tanto i pazienti quanto il sistema sanitario.

Tutto ciò non è frutto del caso: “L’Italia” ha sottolineato Masotti, “ è da molti anni leader nella ricerca scientifica sulla sincope e sulle transitorie perdite di coscienza”.

A completare il quadro Nazionale mancano Marche, Molise, Basilicata e Sardegna. Considerata la bontà del metodo l’Associazione è certa che presto anche questo vuoto si colmerà. Il problema, come sempre, è garantire il massimo livello delle prestazioni, ovvero di mettere in rete reparti diversi e differenti specifiche professionali secondo standard di qualità stabiliti dalle linee guida europee. Linee, peraltro, definite e coordinate anche da medici italiani impegnati nel GIMSI.

Nei suoi primi dieci anni di vita l’Associazione ha inoltre promosso un’intensa attività di ricerca attraverso l’organizzazione di studi clinici e ha attuato vari programmi scientifici in collaborazione con prestigiosi centri ospedalieri nazionali ed internazionali.

A scopo divulgativo (per informare medici e cittadini) sono stati realizzati un Annuario delle Syncope Unit e un sito internet (www.gimsi.it). In questi anni il modello Syncope Unit ha dimostrato, con rigorosi studi scientifici pubblicati su prestigiose riviste internazionali, di essere in grado di aumentare le diagnosi riducendo numero di esami e numero di ricoveri ospedalieri, con netta riduzione dei costi per la gestione del paziente colpito da sincope.

 

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